novembre 2018

ALIMENTI E SALUTE: DAGLI EFFETTI DI UNA DIETA BILANCIATA ALLA NUTRIGENOMICA

di Massimiliano De Paola, Dottore in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, PhD

È oramai noto a tutti che la corretta quantità e varietà di nutrienti introdotti nell’organismo siano essenziali per mantenere il nostro corpo in salute e in forma. Una dieta equilibrata e bilanciata è in grado di rallentare e migliorare il naturale processo di invecchiamento dei tessuti e di diminuire la possibilità di contrarre malattie croniche, come quelle metaboliche, cardiovascolari e oncologiche.

Già da prima della nascita, l’effetto dell’alimentazione sull’organismo è di notevole portata. Lo stato nutrizionale delle donne in gravidanza, infatti, ha un impatto significativo sullo sviluppo del feto e sulla salute del nascituro, che si ripercuote anche durante la crescita e nell’età adulta. Gli studi eseguiti su una popolazione di donne olandesi in gravidanza costrette a ristrettezza calorica (400-800 calorie al giorno) durante la seconda guerra mondiale hanno dimostrato, ad esempio, che uno stato di malnutrizione si ripercuote sulla salute dei figli, nei quali è stato riscontrato un aumento dell’incidenza di patologie quali diabete, obesità e patologie cardiovascolari in età adulta1.

Alimentazione e malattie

Durante la crescita e lo sviluppo, una dieta bilanciata e ricca di nutrienti “protettivi” può produrre esiti benefici sulla nostra salute ed evitare l’insorgenza di patologie. Risale a quasi quarant’anni fa il primo studio che dimostrava scientificamente che il consumo di frutta e vegetali (in particolare questo studio riguardava il consumo di vitamina A) protegge contro l’incidenza del tumore al polmone2. Da allora, numerosi altri studi hanno identificato una relazione tra una dieta ricca di vegetali e frutta e una riduzione del rischio di sviluppare tumori, in particolare quelli del tratto respiratorio e dell’apparato digerente. Una dieta sana può ridurre anche l’incidenza di patologie del sistema cardiocircolatorio, del diabete e, ovviamente, dell’obesità.

È tuttavia complicato riuscire a scoprire quali siano i composti responsabili di questi effetti benefici, anche perché il contenuto in micro e macro nutrienti dei cibi è molto variabile e gli effetti sull’organismo possono essere differenti da individuo a individuo. In generale, è stato riportato che a produrre effetti positivi sulla salute umana è la miscela di composti fitochimici presente in questi alimenti e non le singole sostanze.

Gli studi dimostrano che l’assunzione di composti di fitochimici che interagiscono sinergicamente tra loro ha maggiori effetti sulla salute rispetto all’assunzione della singola sostanza

I polifenoli sono il gruppo di fitochimici più ampiamente studiato nell’uomo. I carotenoidi e i glucosinolati sono stati testati in combinazione con altri fitochimici. È stato dimostrato che questi diversi composti interagiscono sinergicamente tra di loro (ovvero hanno effetti maggiori quando sono in miscela rispetto a quando sono assunti singolarmente) e che i meccanismi su cui intervengono sono molteplici (inibizione della proliferazione cellulare, induzione della morte apoptotica, aumento degli effetti antiossidanti, ecc.). Gli studi di interventi dietetici nell’uomo hanno evidenziato che la varietà di vegetali e frutta è di grande importanza e che bastano concentrazioni basse di fitochimici diversi per ottenere effetti benefici3.

 

Dai cibi funzionali alla nutrigenomica: l’era dell’alimentazione personalizzata

In considerazione degli effetti che i nutrienti possono avere sulla singola persona, in un determinato contesto nutrizionale, di salute e di impegno fisico, sono stati creati i cosiddetti Functional Food, o cibi funzionali, caratterizzati da un apporto nutrizionale maggiore rispetto a quello di base degli alimenti.

Sotto la definizione di Functional Food si celano numerose tipologie di prodotti. Alcuni sono alimenti che contengono un ingrediente funzionale (che ha dimostrati effetti benefici), come ad esempio i prebiotici, i probiotici (per integrare e migliorare la flora microbatterica intestinale) e gli steroli (per controllare i livelli di colesterolo). Altri derivano invece da cibi “normali” a cui vengono addizionati nutrienti che non sono presenti normalmente (o si trovano a basse dosi) in quel prodotto (ad esempio pane o cereali addizionati di acido folico). I Functional Food possiedono effetti benefici sulla salute, ma non possono sostituire una dieta sana e bilanciata.

Esistono poi degli alimenti che si possono definire “funzionali” in determinate condizioni, come ad esempio alcuni integratori per lo sport. In questo caso, spesso si confondono verità scientifiche con racconti di efficacia riguardanti alcuni prodotti che in realtà non hanno alcun effetto sulla performance sportiva. Sappiamo bene, ad esempio, che un adeguato introito di carboidrati, proteine e fluidi può influire favorevolmente sulla pratica sportiva.

Tuttavia, un’assunzione eccessiva di proteine o amminoacidi può essere controproducente e addirittura nociva in un atleta che adotta una dieta alimentare già adeguatamente controllata e bilanciata. Un esempio di nutrienti funzionali nello sport è rappresentato dagli acidi grassi omega-3. Queste sostanze hanno mostrato effetti benefici sullo stato infiammatorio e sul sistema cardiovascolare nell’uomo4, anche se gli studi sull’efficacia dell’assunzione di omega-3 nel ridurre l’infiammazione post attività fisica sono ancora molto pochi e dibattuti.

Gli alimenti possono essere definiti funzionali anche in base a una specifica composizione genetica. Negli ultimi anni, si assiste allo sviluppo di tecniche che analizzano le interazioni tra la composizione genetica di un individuo e la sua risposta soggettiva ai nutrienti introdotti nell’organismo. Questi studi, che vanno sotto i nomi di “Nutrigenetica” e “Nutrigenomica”, hanno mostrato come alcune variazioni genetiche nel nostro organismo possano diversificare il nostro stato di salute e quindi come alcuni nutrienti possano modificare l’esito di patologie.

Un caso esemplificativo è quello degli effetti dei flavonoidi nel diabete. È stato visto, infatti, che i flavonoidi presenti nella dieta influenzano l’omeostasi (il sistema di controllo) del glucosio in modelli sperimentali. Inoltre, studi sull’uomo hanno mostrato che un maggior consumo di antocianine attraverso la frutta (soprattutto mirtilli, pere e mele) è associato a un minor rischio di sviluppare il diabete5. Tra i flavonoidi, è stato visto che l’epigallocatechina gallato (EGCG, presente soprattutto nelle foglie di tè) produce numerosi effetti benefici nei pazienti affetti da diabete attraverso la modificazione dell’espressione di alcuni geni implicati in molteplici vie intracellulari nell’organismo. Questi effetti includono il miglioramento nella secrezione dell’insulina, nell’utilizzo di glucosio, nella resistenza all’insulina, nella risposta allo stress ossidativo, nell’infiammazione e altri6.

Grandi passi avanti potranno essere fatti in futuro per determinare l’efficacia di alimenti e nutrienti sulla salute e sulle diverse patologie umane, a partire dall’integrazione degli studi sulla predisposizione genetica di ogni individuo e sull’interazione tra geni e nutrienti, allo scopo di definire strategie sempre più mirate alla cura e al benessere della singola persona.


1

T. Roseboom, S. de Rooij, R. Painter, The Dutch famine and its long-term consequences for adult health. Early Hum. Dev. 2006. 82, p. 485–491.

2

E. Bjelke, Int. J. Cancer, 1975. 15, p 561.

3

H. J. Thompson, J. Heimendinger, A. Diker, C. O’Neill, A. Haegele, B. Meinecke, P. Wolfe, S. Sedlacek, Z. Zhu, W. Jiang, J. Nutr. 2006. 136, p. 2207.

4

PC. Calder, n-3 Polyunsaturated fatty acids, inflammation, and inflammatory diseases. Am. J. Clin. Nutr. 2006. 83, p. 1505–1519.

5

N.M. Wedick, A. Pan, A. Cassidy, E.B. Rimm, L. Sampson, B. Rosner, W. Willett, F.B. Hu, Q. Sun, ; R.M. van Dam, et al., Dietary flavonoid intakes and risk of type 2 diabetes in US men and women. Am. J. Clin. Nutr. 2012,.95, p. 925–933.

6

G. Berná, M. Oliveras-López, E. Jurado-Ruíz, J. Tejedo , F. Bedoya, B.Soria and F. Martín, Nutrigenetics and Nutrigenomics Insights into Diabetes Etiopathogenesis. Nutrients. 2014. 6, p. 5338-5369.

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