novembre 2018

Origini e attendibilità della Formula di Cooper

di Fabio Laginestra, Dottore in Scienze Motorie

Se stai leggendo questo articolo, molto probabilmente sei un appassionato di fitness. E se lo sei, ti sarai certamente trovato a dover fare i conti con la stima della tua frequenza cardiaca massima (FCmax), nel momento in cui hai scelto di calcolare le percentuali di lavoro per i diversi tipi di allenamento.

Chiunque abbia toccato anche solo in modo superficiale questo argomento, si è sicuramente imbattuto nella formula FCmax = 220 – età, conosciuta come Formula di Cooper. Facile, no? Facilissimo. Peccato però, che questa formula non abbia nessun fondamento scientifico.

Tramandata nel tempo, citata da autori che citavano autori, l’origine di questa formula non sembra tuttora ben chiara e definita. Nel 2002, Robergs e Landwehr1 si sono cimentati nella sfida di provare a rintracciare nel tempo l’origine di questa formula, arrivando a concludere che la sua paternità è da attribuire al Dr. Fox e colleghi e la sua prima apparizione risale a un articolo del 19712.

Facciamo però un passo indietro: come si ricava tipicamente una formula per la stima della FCmax? Si testano tanti soggetti. Tantissimi. Ad esempio, Tanaka3, per ricavare la sua famosa formula (di cui parleremo a breve) ha analizzato 351 studi di ricerca originali, contenenti complessivamente 18.712 soggetti testati in laboratorio.

Una volta inseriti i dati in un grafico, rappresentante l’età sull’asse delle X e la FCmax misurata sull’asse delle Y, si effettua una procedura statistica chiamata “regressione lineare”, che individua la retta che mette in relazione le variabili. Si intuisce quindi che più soggetti sono presenti nel campione, più precisa sarà la stima.

Il principale problema con la formula di Cooper, usata da migliaia di allenatori, preparatori, personal trainer, fisiologi e medici in tutto il mondo, è che è nata dall’osservazione di circa 35 soggetti solamente. Inoltre, la formula non deriva nemmeno dal risultato di regressioni lineari. D’altronde, lo scopo degli autori non era di fornire una formula per la stima della FCmax ma di operare una semplice osservazione2.

La Formula di Cooper non è validata scientificamente né da altri studi né dai suoi stessi dati

Nel loro articolo, Robergs e Landwehr1 hanno provato a svolgere una regressione lineare sul campione di Fox trovando che l’equazione che meglio descrive questo campione è FCmax = 215.4 – (0.915 x età). Praticamente, la famosa formula tradizionale, oltre a non essere supportata da altri studi, non è supportata nemmeno dai suoi stessi dati!

A quale formula affidarsi?

Se la formula classicamente adoperata non è dunque affidabile, quale formula utilizzare? Ci sono svariate altre formule per stimare la FCmax. Tra le più comuni, c’è sicuramente quella di Tanaka:

FCmax = 208 – (0.7 x età)3

Purtroppo, il problema è sempre lo stesso, come per tutte le formule che ci sono in circolazione. Queste formule registrano un valore medio e la variabilità tra i soggetti intorno alla media è alta. La formula di Tanaka, ad esempio, porta con sé un errore medio di ⁓10 bpm, stando a significare che le FCmax reali potrebbero essere accurate ma potrebbero anche discostarsi di 20 bpm rispetto alla stima.

Sbagliare una stima di 20 bpm, e sottostimare o sovrastimare conseguentemente le zone di frequenza per la prescrizione dell’esercizio, potrebbe portare alcuni soggetti a lavorare ad intensità troppo basse e non al pieno potenziale oppure, in caso opposto, ad allenarsi a frequenze troppo elevate e potenzialmente pericolose. Per queste ragioni, è raccomandabile effettuare un test diretto ogni volta che ce ne sia la possibilità.

Testare la propria FCmax è sconsigliabile in presenza di patologie cardiovascolari preesistenti4. All’atto pratico però, questo potrebbe potenzialmente essere un problema per il professionista che lavora sul campo, visto che nei centri fitness, generalmente, i clienti presentano solamente un certificato di idoneità alla pratica sportiva non agonistica che non prevede nessun test sotto sforzo. Nel caso in cui non si possa misurare la FCmax, è sconsigliato fidarsi ciecamente del calcolo.

La miglior soluzione per il professionista sarà quindi affiancare la stima della FCmax con altri parametri di valutazione come l’abilità/inabilità di mantenere una conversazione o tramite l’uso della scala di Borg5, previa corretta istruzione del soggetto al suo utilizzo. Grazie all’utilizzo sinergico di tutti questi strumenti, sarà possibile cucire, al meglio delle nostre possibilità, il programma di allenamento su misura!


1

R. Robergs, R. Landwehr, The surprising history of the “HRmax=220-age” equation. JEP online, 2002. 5: p. 1-10.

2

S.M. Fox, J.P. Naughton, W.L. Haskell, Physical activity and the prevention of coronary heart disease. Ann Clin Res, 1971. 3(6): p. 404-432.

3

H. Tanaka, K.D. Monahan, D.R. Seals, Age-predicted maximal heart rate revisited. J Am Coll Cardiol, 2001. 37(1): p. 153-156.

4

L. Gibbons, et al., The safety of maximal exercise testing. Circulation, 1989. 80(4): p. 846-852.

5

G. Borg, Simple rating methods for estimation of perceived exertion, in Physical Work and Effort, , Pergamon,1975: p. 39-46.

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